Casa di Rosa, la Casa per prendersi cura di Se’

STA NASCENDO CASA DI ROSA : LA CASA PER PRENDERSI CURA DI SE’
Insieme contro il tumore al seno. La donna al centro della sua salute, prendersi cura di sé con consapevolezza e condivisione.

Un viaggio esperienziale per le donne dopo una diagnosi di tumore della mammella nel Borgo di Fiumefreddo.

All’interno di un palazzo antico in fase di restauro, finanziato dall’ Abergo diffuso Borgodifiume e gestito dalla Cooperativa di comunità sta nascendo Casa di Rosa, la Casa per prendersi Cura di Se’.

“Quando andiamo in ospedale per un trattamento, non parliamo tra di noi, almeno io no, non parlo con gli altri malati, siamo lì per curarci, il lato della dolcezza è un’altra cosa.”
Sono proprio la dolcezza, la solidarietà’ e la convivialità che vogliamo ricreare in questo palazzo storico nel borgo di Fiumefreddo. E così un angolo per chiacchierare, un salottino, una biblioteca e diversi laboratori per passare delle belle ore insieme e condividere esperienze, tra corsi sul cibo, corsi di cucina “umana”, di scrittura terapeutica,
di meditazione, di yoga, passeggiate nel borgo e nel territorio alla ricerca di erbe selvatiche, natura e mare.

Dunque, un viaggio esperienziale per una migliore qualità di vità che può tradursi proprio in più “tempo di vita”, al quale dare un nuovo significato.

Sempre più donne nel mondo guariscono dopo una diagnosi di tumore al seno, ma la guarigione purtroppo non sempre è associata ad un reale miglioramento della qualità di vita.  La donna non sempre percepisce di essere guarita ed attorno a lei, con un problema che si può definire sociale, anche i familiari non percepiscono questa guarigione.
La ginnastica, la meditazione, la scrittura il cibo sano potranno aiutare a prendere consapevolezza sullo stile di vita che è cura di se’ e lotta alla malattia. È provato che il rischio di recidiva e metastasi è nettamente inferiore per chi conduce uno stile di vita e alimentare sano
Il filo conduttore che ci anima nell’alimentazione è la ricerca del sano genuino; una cucina dove le persone come il contadino con cui i nostri cucinieri instaurano un rapporto di fiducia, sono parti essenziali di quella cucina “umana”, fatta del lavoro di artigiani del cibo e del vino che fanno della materia prima la loro arte nel piatto.
Con loro c’è un contatto diretto, si parla la stessa lingua, si entra in sintonia e da essi si lascia ispirare.Gente umile che conosce il duro lavoro della terra.

Si vuole aiutare le donne a ritrovarsi e riacquistare fiducia in se stesse, attraverso uno stile alimentare sano, passeggiate, meditazione e sedute di benessere, il tutto per la cura di se’.

Rabbia: è una delle reazioni più comuni alla malattia, ai trattamenti o agli effetti collaterali. Alcune persone reagiscono mobilitando risorse che le aiutano a vivere in un modo più in linea con i propri bisogni e desideri; altre, invece, subiscono le conseguenze di un senso di isolamento che deriva da un notevole turbamento del loro equilibrio psicofisico. Potrebbe essere utile partecipare a gruppi di scrittura terapeutica per condividere la propria esperienza con persone ‘che ci sono già passate’.

Solitudine: dopo i trattamenti diminuisce la frequenza del rapporto con i medici e gli infermieri, si diradano le relazioni con parenti e amici, la ripresa del lavoro può essere rimandata nel tempo e ciò comporta un senso di solitudine. Ciò determina una chiusura in se stessi e un’interruzione del flusso comunicativo con gli altri. Confidarsi con le persone più care aiuta ad avvicinarsi agli altri.

Paura e ansia: è naturale temere che la malattia possa ripresentarsi e interpretare alcuni sintomi fisici come un ‘segno’ che ciò si sta verificando. Talvolta questi pensieri possono sfociare in vere e proprie crisi di ansia, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e irritabilità. Per molti la situazione migliora con il tempo, man mano che riprendono il controllo della propria vita e distolgono la mente dal pensiero della malattia e dei trattamenti. Procurarsi informazioni chiare e attendibili sul proprio stato di salute e sulla malattia, così come aderire ai programmi di screening e ai piani di follow-up contribuiscono a ridurre questi stati d’animo spiacevoli e limitanti.

Tristezza e depressione: dopo la conclusione delle terapie ci si potrebbe sentire svuotati di ogni energia, sia fisicamente che psicologicamente. Le difficoltà incontrate nella ripresa delle attività quotidiane e la sensazione di incertezza e vulnerabilità provocate dalla malattia potrebbero manifestarsi con umore negativo, mancanza di interesse per le attività che normalmente procurano piacere, sensazione di impotenza, insonnia, perdita dell’appetito, riduzione della capacità di concentrazione.

Attività fisica

È bene che le persone guarite dal cancro svolgano regolare attività fisica. Secondo studi recenti, infatti, gli adulti con pregressa esperienza di cancro al seno o al colon che si mantengono fisicamente attivi sono meno esposti al rischio di recidiva.

L’attività fisica, inoltre, contribuisce ad alleviare alcuni degli effetti collaterali dei trattamenti. Mantenere e incrementare la massa muscolare è consigliabile per tutti coloro che hanno avuto un tumore. Per questo motivo è bene evitare ogni forma di sedentarietà e riprendere regolarmente le proprie occupazioni quotidiane con moderazione, ma senza limitazioni. Come suggerimento generico (che sarà da adattare alle singole situazioni) si consiglia di praticare almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica a intensità moderata (ad esempio la camminata veloce, la bicicletta o il nuoto) oppure 75 minuti alla settimana di attività intensa (come la corsa o la camminata in salita).

Bere con moderazione

Un consumo eccessivo di alcool incrementa il rischio di insorgenza di alcuni tumori (in particolare i tumori del fegato, del faringe, del laringe e del cavo orale) e costituisce anche un’elevata fonte di calorie che è causa frequente del mancato mantenimento del giusto peso.