Fiumefreddo Bruzio

“la bellezza non salverà il mondo se noi non salviamo la bellezza”
Salvatore Settis

Fiumefreddo, deriverebbe dal latino Flumen frigidum prendendo il nome dalle vicine acque che scendono dal Monte Cocuzzo. Le prime tracce documentali risalgono intorno all’anno mille. Tutti quelli che hanno voglia di “vivere il borgo” e, che, per alcuni attimi vogliono fermare il tempo, saranno affascinati dalle passeggiate per le vie strette, lastricate o acciottolate del centro storico, dal contatto con l’imponente Castello, dalla tranquillità e bellezza delle Chiese con le opere di Giuseppe Pascaletti, e dalla visita all’incantevole Chiesa di San Rocco con gli affreschi di Salvatore Fiume, la sua arte è presente anche nel castello e nelle piazze.

L’uscita dalla statale con una deviazione improvvisa cambia il paesaggio e una strada, regina delle curve, ci conduce al Borgo di Fiumefreddo. A 200 m s.l.m., tra dolci colline a 1,5 km dal mare, si erge il Borgo di Fiumefreddo. La posizione dominante, rispetto al contesto naturale che lo circonda, consente un’ampia vista panoramica che abbraccia il monte Cucuzzo, il mare e in lontananza Stromboli. Il Borgo medievale dista soli 10 km da Paola, la città di San Francesco e a 40 km dall’aeroporto di Lamezia Terme.
Fiumefreddo offre motivi di interesse storico-architettonico (grazie a vincoli e tutele di varia natura) con i suoi numerosi palazzi nobiliari, la chiesa Matrice di San Michele e la chiesa dell’Addolorata.

Il patrimonio edilizio presenta evidenti fattori di qualità urbanistica (accessi e cinta muraria, diversità dei percorsi, vicoli, piazze, punti panoramici, legame ed autenticità degli spazi naturali esterni) ed architettonica (armonia e omogeneità dei volumi costruiti, delle facciate, dei tetti, dei colori, di porte, finestre; presenza di elementi decorativi come frontoni, insegne, stucchi); ed infine notevole patrimonio artistico: Chiese, Castello, Abbazia, affreschi e bronzi di Salvatore Fiume, tele del pittore Giuseppe Pascaletti. Il borgo di Fiumefreddo rappresenta uno dei tanti piccoli gioielli nascosti perché poco conosciuti di questa bellissima terra

Salvatore Fiume e la Chiesa di San Rocco
“Ho dipinto i miracoli di San Rocco dentro la cupola di una chiesetta dedicata a quel Santo nel Borgo. Nessuno mi ha chiesto, né ordinato quel lavoro. Io stesso ho pregato le autorità di lasciarmelo eseguire perché fin dal 1959 desideravo decorare una cupola come Goya aveva fatto a Madrid nella cappella di San Antonio de la Florida”.

Informazioni utili
Fiumefreddo Bruzio è un Comune  di 3.026 abitanti situato nel basso tirreno cosentino, in provincia di Cosenza. Dal novembre 2005 è inserito  nel prestigioso club dei 100 Borghi più belli d’Italia. Nel borgo i residenti sono 150

La sua superficie, pur essendo prevalentemente collinare, è caratterizzata da una spiccata differenza morfologica, infatti parte dal livello del mare e sale prima bruscamente, poi sempre più gradatamente, fino ad arrivare ai 1541 m del Monte Cocuzzo, la cima più alta dell’Appennino Paolano. Il territorio è costituito nell’interno da un massiccio montuoso-collinare, ricco di boschi di querce e castagni nel cui sottobosco crescono spontanee piante officinali e aromatiche come: felci, origano e menta. Sono i rilievi montuosi, che – ad est – coprono l’area entro cui è racchiuso il paese, a costituire il fattore determinante delle sue condizioni climatiche. La zona risente del benefico influsso del mare, al quale i raggi del sole danno combinazione di luce e di colore.

Dal massiccio partono due falangi collinari divise da una stretta valle fluviale alla base della quale scorre una tipica fiumara appenninica e caratterizzate prima da sommità tondeggianti per finire poi, in forma di pianori, su uno dei quali è edificato il borgo medievale che costituisce il centro storico di Fiumefreddo;

Un po’ di storia del Borgo di Fiumefreddo Bruzio

IX-X sec., i Saraceni devastano quella che era probabilmente una colonia romana (tracce archeologiche sulla collina detta Cutura).
Il nucleo abitato si ricostituisce intorno al Mille.
1054, i Normanni occupano la regione e il loro condottiero Roberto il Guiscardo costruisce una torre di difesa a Fiumefreddo, in virtù dei suoi strapiombi naturali.
1201, Simone de Mamistra, governatore della Calabria e barone in epoca sveva, trasforma la torre normanna in castello fortificato
XIII-XV sec., il feudo di Fiumefreddo passa di barone in barone, prima sotto gli Angioini e poi sotto gli Aragonesi.
1528, l’imperatore Carlo V assegna la baronia al capitano Pietro Gonzales de Mendoza, per le vittorieriportate in Calabria contro l’esercito francese. Sposando l’unica figlia di Fernando de Alarcon, uno dei più celebri generali spagnoli nelle guerre d’Italia, il capitano de Mendoza si lega a un potente casato. A lui si devono la ricostruzione del castello e il consolidamento delle mura di cinta.
1638, un catastrofico terremoto colpisce il borgo.
1807, il presidio borbonico rintanato nel castello, è costretto alla resa dalle truppe napoleoniche. L’anno dopo l’ultima erede degli Alarcon y de Mendoza, Beatrice, vende i beni di Fiumefreddo, compreso il castello diroccato dall’artiglieria francese.

Cosa visitare a Fiumefreddo Bruzio

il Castello (sec.XVII)  conosciuto come “Palazzo della Valle” fu residenza di nobili feudatari, tra i quali il Duca di Somma, al quale venne sottratto per atti di ribellione nel 1528 da re Carlo V che lo concesse a Pedro Gonzales de Mendoza, della Famiglia Alarçon y Mendoza, dignitari alla corte di Spagna e di Napoli, Marchesi di Rende e Baroni di Fiumefreddo Bruzio, a cui appartene fino all’eversione feudale. La Proprietà del Castello è oggi del Comune di Fiumefreddo Bruzio ed annovera al suo interno degli affreschi straordinari realizzati dal Maestro Salvatore Fiume nel 1996.

La Chiesa del Carmine risalente al XV sec., fu edificata fuori le mura di fronte al castello, dall’antico ordine dei Frati Minimi. L’interno della navata unica è stato più volte restaurato e ampliato con una sola cappella laterale dedicata a S. Antonio, la cui copertura è in tegole a forma di trullo.

la Chiesa di S.Chiara , data al 1552 l’anno di costruzione. Il portale è in pietra ed il pavimento è finemente lavorato a maioliche. Al suo interno custodisce alcuni notevoli tesori d’arte, tra i quali tre altari in legno stile barocco a vernice dorata.

la Chiesa Madre è stata edificata nel XVI secolo. Il suo interno è ad una sola navata, con presbiterio di stile napoletano del XVII secolo. Custodisce preziose opere d’arte tra le quali: una pala d’altare “La vergine del Carmelo” del Pascaletti, un crocifisso in legno del IX sec, “la Madonna con Bambino” di Pietro Neuroni datata 1556 e “Il miracolo di S. Nicola di Bari” di Francesco Solimena.

la Chiesa di S.Francesco di Paola il cui attiguo convento è l’attuale sede del Comune, fu costruita nel 1709 e fino al 1860 era annessa al convento dei Frati Minimi. All’interno custodisce la tomba del Principe Pietro Alarçon Mendoza e quella del pittore Pascaletti.

La settecentesca chiesa di San Rocco, in stile a pianta esagonale fu costruita sulla cinta muraria e nei pressi della porta di mare. All’interno è affrescata da opere di Salvatore Fiume realizzate nel 1980. Gli affreschi rappresentano San Rocco che salva il popolo colpito dalla peste.

Passeggiata panoramica, da Largo Santa Domenica conduce al mare

Da vedere, i resti della cinta muraria, palazzi feudali del XVI-XVII sec. e bellissimi    panorami. E in una cornice di verde in località Badia, l’Abbazia di Fonte Laurato, eretta dai monaci basiliani, distrutta nel 1201 e ricostruita da Simone de Mamistra

Piatti tipici

Il primo è la Filiciata, cioè un formaggio tenero appena cagliato posto su delle felci, un piatto che inizialmente veniva preparato il 15 agosto in occasione della festa ormai secolare in onore dell’Assunzione; l’altro è la frittata di patate, una sorta di torta rustica preparata con le patate fornite in magna copia dai campi circostanti la quale nonostante sia così chiamata, non annovera tra i suoi ingredienti le uova. Tra le altre pietanze tipiche dell’area cosentina che è possibile gustare a Fiumefreddo si ricordano:  le grispeddre, le polpette di melanzane e le alici imbottite.